COMUNICARE IL VINO, E NON SOLO, USANDO I GESTI ILLUSTRATORI

Partiamo da una considerazione di base: di cosa è fatto il linguaggio del corpo? Forse qualcuno potrebbe fare una distinzione leggermente diversa dalla mia, includendo o escludendo qualche elemento. Personalmente, quando sono in aula, nel linguaggio del corpo faccio rientrare il contatto oculare, le espressioni facciali, la postura ed i gesti.

E’ su questi ultimi che vorrei soffermarmi per introdurre un estratto dell’intervista a Michela Bartalini, Responsabile dell’Accoglienza dell’azienda agricola ColleMassari, che ho incontrato poco meno di un anno fa presso il podere Grattamacco.

Di gesti ne esistono diversi, e non tutti hanno lo stesso impatto sull’efficacia di un messaggio. Distinguiamo, quindi, innanzitutto i gesti Emblematici da quelli Regolatori, Manipolatori ed Illustratori; proprio questi ultimi sono quelli dall’impatto maggiore (alcuni di essi sono evidenziati nell’intervista che segue).

I gesti Emblematici hanno un significato concordato e ripetono o sostituiscono il discorso. Sostanzialmente sono quei gesti che noi italiani utilizziamo spesso per farci capire dal nostro interlocutore senza proferire parola: il gesto per dire ok, stai zitto, vai via, sono con l’acqua alla gola etc.

I cosiddetti gesti Regolatori, invece, sono quelli che come dice il nome stesso, agiamo in modo quasi automatico per “regolare” i tempi della conversazione, per indicare all’altro i rispettivi turni e ritmi comunicativi. E’ come se a livello non verbale dicessimo: “aspetta, adesso parlo io”, oppure “ok…vai avanti”, o “rallenta che non ti seguo”.

Poi ci sono i gesti Manipolatori, cosiddetti in quanto “manipoliamo”, cioè tocchiamo, qualcosa, di solito una parte del nostro corpo o degli oggetti. Avete presente il classico giocherellare con la penna tra le dita o in bocca, o ancora quando gli uomini iniziano a stuzzicarsi la barba o la testa all’altezza della nuca, oppure le donne che fanno degli strani riccioli con le punte dei capelli o giocano con la collana?

Ma l’elenco è infinito perché diversamente da tutti gli altri gesti, quelli manipolatori sono idiosincratici: ognuno ne sviluppa un bagaglio altamente personalizzato nel corso della propria vita. Ma a che servono questi gesti? Perdonate la semplicità – ma è solo ai fini esplicativi – ma questi gesti sono un po’ come delle “coccole” che facciamo a noi stessi per gestire al meglio un certo disagio. Che sia noia, rabbia, impazienza non possiamo saperlo a priori se non conoscendo bene il contesto e soprattutto la baseline comportamentale di chi li sta eseguendo.

Ed i gesti Illustratori? Come dice la parola sono gesti che “illustrano” ciò che stiamo dicendo a livello verbale, ne amplificano il contenuto rendendolo anche visivo. Proprio in virtù del fatto che nel veicolare il messaggio aggiungono il canale della vista a quello dell’udito, rappresentano uno strumento molto efficace per rendere il messaggio stesso assai più incisivo, coinvolente e facilmente memorizzabile.

Quelli che vedrete nell’intervista, sono quindi alcuni esempi di questo ultimo tipo di gesti. Come Michela, molti li confondono con il gesticolare e pensano sarebbe meglio farne a meno. E’ vero, esiste il “gesticolare” nervoso, direi inutile ai fini comunicativi, anzi quasi disturbante, ma non stiamo appunto parlando di questo. I gesti illustratori, come vedrete nella comunicazione di Michela, sono gesti che quasi disegnano nell’aria il significato delle parole espresse a livello verbale.

 

Per capirne la valenza basta pensare a tutte le volte in cui andando a vedere uno spettacolo a teatro o guardando un film in tv, pur non sapendo nulla di linguaggio del corpo, ad un certo punto ci rendiamo conto che quell’attore è “poco espressivo”. Ecco, di solito questo è dovuto (oltre che ad una povera mimica facciale) ad una certa “rigidità” del corpo, soprattutto delle braccia che, appunto, non si muovono, non “illustrano” o, peggio, compiono delle “illustrazioni” non sincronizzate rispetto al timing delle parole. Ricordate la dichiarazione di B. Clinton: “I did not have any sexual relationship with Monica Lewinsky”? Osservate bene dove indica col dito e l’asincronia rispetto alla sua affermazione….

Ma capaci di sfruttare i gesti illustratori è una qualità con cui si nasce o una competenza che si può imparare a sviluppare?

Questa è la domanda con cui si conclude l’intervista e con cui vi lascio. La risposta di Michela, ovviamente, è un po’ diversa dalla mia. E la mia è facilmente intuibile. Fatemi sapere la vostra.

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