“ESSERE” E “FARE” AGILE: UNA BREVE RIFLESSIONE

“Cosa significa implementare l’Agilenella nostra azienda?”

“Cosa dovremmo fare per applicarlo?”.

Queste alcune delle domande emerse ieri durante lo speech che ho avuto il piacere di condividere sul tema dell’Agile con Stefano Serra, Change Management Consultant e Agile Coach, che da più di venti anni si occupa trasformazione organizzativa.

“Essere” e “Fare” Agile sono due concetti molto ampi per poche ore di presentazione e soprattutto una piena comprensione della prima – non solo a livello cognitivo – è necessariamente propedeutica alla seconda. Ciò significa, ad esempio, che se partiamo dal concetto di persone al centro, di auto-organizzazione, approccio iterativo incrementale e miglioramento continuo, rispondere a queste domande con affermazioni “pre-definite” vorrebbe dire entrare in contraddizione con l’essenza dell’approccio. 

Implementare l’Agile non significa applicare un “metodo” piuttosto coglierne, e accoglierne, mindset e principi operativi per disegnare poi un modello ad hoc in base alle esigenze e alle caratteristiche specifiche dell’azienda. Tutto ciò richiede uno sforzo, un grande sforzo di cui in qualità di Agile Coach spesso sono testimone e allo stesso tempo facilitatrice nell’implementare l’Agile con le aziende. Perché come sottolineato, ad esempio, anche nella ultima revisione della guida Scrum “il framework è volutamente incompleto. Piuttosto che fornire alle persone istruzioni dettagliate, le regole di Scrum guidano le loro relazioni e interazioni”.

In altre parole possiamo anche condividere, trasmettere alcune “regole del gioco” ma poi la partita la farà ogni singola azienda chiamata a scoprire cosa significa per lei “essere e fare agile” facilitata in questo processo dal lavoro di un consulente.

Mi piace sottolineare un altro aspetto emerso nel corso della giornata di ieri.

Di sicuro, come dice Stefano, “fino a qualche anno fa gestivamo tutto in una logica di stabilità – vale a dire accade quello che mi aspetto – e  controllabilità – anche se non accade quello che mi aspetto è comunque controllabile”

Oggi non vi è alcun dubbio che questi parametri non rispecchiano più la nostra realtà professionale, tantomeno personale. 

Ma il punto a mio parere non è scegliere o meno l’Agile. 

L’elemento su cui riflettere e di cui è necessario prendere definitivamente consapevolezza è che il paradigma di previsione e controllo e il cosiddetto scientific management, ormai non funzionano più. 

Sarà ognuno, a livello individuale e organizzativo, a fare la scelta della “risposta” che ritiene più adatta per gestire il cambiamento. L’importante, come sempre per me, è essere consapevoli del punto di partenza.

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